Lunedì, 26 Luglio 2010 - 17:45 Inviato da : redazione
Iniziative territoriali

Il 24 luglio scorso si è tenuta a Nettuno (RM) all'interno della festa locale l'assemblea regionale congiunta della FGCI e dei GC del Lazio. E' stato il primo appuntamento generale delle due organizzazioni giovanili comuniste, che fa seguito alle diverse iniziative organizzate e messe in cantiere nei vari territori del Lazio. Notevole la partecipazione di tanti compagni provenienti dalle diverse federazioni del Lazio. Molti i temi trattati, dalla costruzione di una importante mobilitazione in vista del prossimo autunno caldo nelle scuole e nelle università, al tema del lavoro giovanile, del lavoro nero e del non lavoro, alla questione dei diritti, della comunicazione politica, per arrivare al tema dell'unità dei comunisti e della costruzione della Federazione della Sinistra. Tutti gli interventi dei compagni hanno concordato sulla necessità di rafforzare ed accelerare il percorso unitario delle due organizzazioni giovanili comuniste. A conclusione dell'assemblea è stato adottato il documento finale che di seguito si riporta.

Giordano Lorefice - Coordinatorere regionale FGCI Lazio

Documento finale assemblea congiunta FGCI - Giovani Comuniste/i del Lazio

La crisi economica e finanziaria, la crisi democratica e la crisi della politica sono i tratti distintivi della società in cui viviamo oggi.
A fronte di una crisi, che è del capitalismo e che è del sistema, i governi liberali e di centro-destra, in Italia come in altri paesi, si sono limitati a scaricarne sui lavoratori i costi sociali.
In Italia il conto della crisi è stato pagato solo dai lavoratori, con vere e proprie manovre e misure punitive, mirate a colpire le poche sacche di resistenza sociale sopravvissute ancora nel nostro paese, emblematiche sono infatti le ritorsioni sul pubblico impiego e gli ulteriori tagli su scuola ed università (gli ultimi luoghi probabilmente dove in Italia si è fatta “lotta di classe”), oltre alla paradigmatica gestione della vicenda Pomigliano, dove la parte padronale, con la connivenza del governo, ha posto sul tavolo un accordo teso a derogare, con un atto di natura pattizia, tutta una serie di diritti, garanzie e libertà sindacali, oggi sanciti da legge dello stato (se non addirittura dalla Costituzione, come il diritto allo sciopero), sotto il ricatto della chiusura dello stabilimento e della perdita del posto di lavoro per tutti gli operai.
Riteniamo prioritario individuare della vie d’uscita da sinistra dalla crisi. Ciò è possibile solo spostando l’analisi dagli effetti della crisi alle cause della stessa. Cercare di intervenire sugli effetti significa rendere più sostenibili in termini sociali gli effetti pesantissimi che essa comporta (centinaia di migliaia di posti di lavoro andati in fumo, una riduzione dei salari, una recessione economica, pesanti tagli allo stato sociale ed una rinegoziazione verso il basso dei diritti sociali e del lavoro). Se da una parte è doveroso sostenere i lavoratori durante la crisi, tutto ciò rischia di apparire una forma di assistenzialismo caritatevole di stampo socialdemocratico, se disgiunto da una critica seria alle ragioni della crisi. Occorre quindi mettere al centro e rilanciare una critica radicale al sistema capitalistico per spiegare ai lavoratori le vere ragioni della crisi.
La crisi non è una degenerazione del capitalismo, ma è il capitalismo. E’ proprio questo il momento per rilanciare una proposta seria di alternativa a questo modello di sviluppo.
Occorre mettere al centro una riflessione seria, non dogmatica, per rilanciare un pensiero critico attuale, contemporaneo. Questa deve essere la centralità politica su cui ricostruire un soggetto di classe credibile nel nostro paese.
Il tema della crisi finanziaria accosta pericolosamente l’Italia ad altri paesi europei a rischio di tracollo, su tutti la Grecia, dove si è già toccato il punto più basso in termini di sostenibilità sociale, per arrivare ad Irlanda e Spagna. Tale dato ha indotto alcuni analisti a prevedere la formazione, in prospettiva, di due distinte aree Euro, con i paesi mitteleuropei saldamente posizionati nella fascia A, e con i citati paesi mediterranei, e tra questi anche l’Italia, declassati in fascia B. E’ evidente la necessità su tali temi di rilevanza transnazionale di rilanciare un internazionalismo, sulla scorta del movimento di protesta e solidarietà cui abbiamo dato vita anche noi come organizzazioni giovanili comuniste in Italia a seguito dell’incisivo movimento di protesta greco, culminato nella simbolica occupazione del Partenone da parte dei comunisti greci.
Accanto al tema unificante della crisi finanziaria si pone quello della crisi della democrazia e della politica. Queste ultime sono purtroppo le questioni che costituiscono l’”anomalia italiana”, quali elementi di differenziazione dagli altri paesi occidentali di stampo moderato e liberale. In questo l’Italia appare oggi molto poco europea, ed il “modello Berlusconi”, un modello culturale prima che di potere, ricorda certe dittature sudamericane filoamericane di una volta. L’antieuropeismo e la sudditanza servile agli interessi americani, così come la progressiva cancellazione delle regole democratiche, la cancellazione della separazione dei poteri, con le invasioni di campo del governo ora sulla funzione giudiziaria – gli attacchi alla indipendenza della magistratura – ora sulla funzione legislativa – con la progressiva espropriazione del parlamento dalla funzione legislativa - o ancora il tentativo di imbavagliare l’informazione (non a caso il “quarto potere” per Orson Welles).
Tutti temi attorno ai quali costruire un largo fronte di opposizione sociale e politica nella società, nei territori, nei luoghi di lavoro e di studio, proprio a partire dalla nostra regione, il Lazio, che storicamente rappresenta un laboratorio per tutte le politiche nazionali, ed assume, quindi, in tal senso, una centralità oggettiva.
Come Giovani Comuniste/i del Lazio e Federazione Giovanile dei Comunisti Italiani del Lazio riteniamo le considerazioni svolte in precedenza parte integrante del patrimonio politico ideale ed ideologico condiviso di entrambe le nostre organizzazioni.
Riteniamo necessario il rafforzamento del percorso unitario tra le nostre organizzazioni giovanili comuniste, proprio sulla base della comune visione ideale ed ideologica che ci lega, oltre che sulla base della medesima sensibilità sul piano organizzativo; ripudiamo infatti ogni forma di partito “leggero”, quale forma surrettizia di superamento della forma partito, che impedisce la partecipazione politica del corpo militante ed allontana la politica dalla gente, ed il cui sbocco naturale è il populismo e la politica dei salotti e dei talk show.
Sul punto denunciamo la pericolosità della diffusione di queste pratiche populistiche anche a sinistra, dove si tende a riprodurre i modi dirigistici, leaderistici e plebiscitari di Berlusconi, in nome di una (asserita) sinistra post-ideologica non sgradita ai poteri forti e compatibile col sistema. Una sinistra slegata dalla sua storia (il movimento operaio) e dalla sua ragione sociale (la difesa del lavoro) e che individua quale sbocco naturale l’approdo nel PD (in quale altro modo possiamo interpretare la candidatura di Vendola alle primarie del PD quale scelta a prescindere dal programma, ed il rapporto organico tra l’area Veltroni/Franceschini del PD e le “Fabbriche di Nichi”?).
Proprio per far fronte a questa degenerazione della politica anche a sinistra riteniamo urgente rilanciare il percorso unitario delle nostre organizzazioni giovanili comuniste, che già vive nelle lotte comuni che ogni giorno condividiamo, per tenere aperta e rilanciare la questione comunista in Italia, ed al contempo per rafforzare il processo più ampio di aggregazione all’interno della Federazione della Sinistra, progetto nel quale ci impegniamo con convinzione e passione, e nel cui ambito occorrerà incalzare sul terreno unitario ogni giorno i compagni di SeL, ed in particolare la loro base sempre più spiazzata dalle contorsioni tattiche ed opportunistiche del loro leader.
I comunisti oggi sono chiamati ad un compito storico, quello di organizzare il conflitto e coordinare le lotte, superando la micro vertenzialità degli interessi particolari e la parcellizzazione imposta dal capitalismo.
Riteniamo, in conclusione, che più forti saranno i comunisti, più forte sarà la federazione della sinistra.
E proprio su questo terreno le nostre organizzazioni giovanili, a partire dal campeggio unitario di Sapri e passando per il congresso della FdS di fine anno, possano svolgere un’importante funzione di avanguardia rispetto ai nostri partiti, proprio perché non sentiamo il peso delle tante sconfitte, anche generazionali, e delle tante lacerazioni politiche ed umane che hanno segnato la storia degli ultimi vent’anni.

Nettuno, 24 luglio 2010

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